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Archive for maggio 2011

COPIARE, VOCE DEL VERBO IMPARARE INSIEME

 SCAGLI LA PRIMA PIETRA CHI NON HA MAI COPIATO! – Copiare è un verbo che nel mondo della scuola ha due significati che potremmo definire antitetici. Ri-copiare un brano sul proprio quaderno, ri-copiare l’esercizio… e poi eseguire un dettato: tutti esercizi di copiatura che hanno avuto fino ad ora un profondo significato “positivo”.  Ma c’è anche un aspetto che il qualche modo colloca il copiare come elemento negativo del mondo scolastico: “hai copiato!!”, “mi raccomando non copiate…”, “vi metto distanti così non potete copiare…”. Sono frasi tipiche che gli insegnanti pronunciano durante una esercitazione, un compito in classe o lo svolgimento di una attività individuale. Ora, io credo che siano poche le persone che, nel corso della propria carriera scolastica, non abbiano fatto l’esperienza di “copiare”. E ci sono persone che, avendo poi raggiunto posizioni professionalmente del tutto invidiabili, hanno ammesso, magari anni dopo, di aver copiato tante volte da uno o più compagni di classe. Insomma, il copiare fa parte dell’esperienza scolastica. Ma non solo. Pensiamo ai grandi artisti e alle loro scuole. Di molte grandi produzioni artistiche antiche tutt’ora si dice “è di scuola….”  e poi si cita il maestro. Ma gli allievi, contemporanei o non, erano talmente bravi che sapevano copiare benissimo lo stile del maestro, da non saperne poi distinguere le mani. E comunque, anche fra i contemporanei, generalmente tutti gli artisti copiano. È la prima fase della loro esperienza artistica. Quella che generalmente precede la fase in cui un artista trova poi il suo stile e si caratterizza.

 SOLIDARIZZARE NELLA SOCIETÀ INDIVIDUALISTA – Nonostante la mia esperienza coi bimbi e le bimbe da maestro si sia conclusa 15 anni fa, devo dire che ho imparato proprio da loro il senso della solidarietà. Ai bimbi e alle bimbe della scuola d’infanzia viene spontaneo solidarizzare con i compagni in difficoltà… e fanno copiare. “Fai come faccio io…”: una frase del tutto consueta per i bambini piccoli, quando ancora la competitività non fa parte del loro DNA. E devo dire che in questa loro spontanea collaborazione ho capito che spesso sono gli stessi studenti i migliori maestri dei loro compagni. Si apprende più facilmente da un compagno, che ha già imparato la regola, che dal docente. E vorrei approfondire segnalando una riflessione che mi nasce spontanea dopo aver ascoltato alcuni anni fa un professore della Università di Venezia, che riferiva di una ricerca effettuata presso le imprese del NordEst italiano. Questa ricerca concludeva evidenziando le due competenze prevalenti che dovrebbero caratterizzare uno studente in uscita dalla scuola superiore (e quindi un potenziale funzionario per l’impresa). La prima competenza dovrebbero essere quella di “di saper argomentare, a voce, su un tema per almeno 10 minuti”. La seconda, di non meno importanza, è quella di “saper lavorare in team”. Ecco, io credo che in una società che da anni è ritornata da esaltare in maniera quasi esasperata le capacità e i meriti di ogni singolo individuo…. affermare che una delle funzioni principali della scuola è “imparare a lavorare insieme” sia importantissimo. Se a scuola ci si dovesse andare solo per apprendere nozioni, sarebbe, a mio parere, tempo sprecato. E riportando ciò al tema del copiare, mi viene da copiare l’inizio di un articolo che Claudio Magris ha pubblicato pochi anni fa sul Corriere della Sera, proprio su questo argomento. Sostiene Magris, usando parole semplici ma efficaci, che “A scuola, come nella vita, ciascuno dovrebbe essere consapevole del proprio ruolo e fare bene la parte che gli spetta.

Anzitutto copiare (in primo luogo far copiare) è un dovere, un’espressione di quella lealtà e di quella fraterna solidarietà con chi condivide il nostro destino (poco importa se per un’ora o per una vita) che costituiscono un fondamento dell’etica. Passare il bigliettino al compagno in difficoltà insegna ad essere amici di chi ci sta a fianco e ad aiutarlo pure a costo di rischi, forse anche quando, più tardi, tali rischi, in situazioni pericolose o addirittura drammatiche, potranno essere più gravi di una nota sul registro”. Più chiaro di così!

Gianfranco Zavalloni

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